Potessi io

L’eremo dei miei passi galleggia nell’ombra
spaesata
brutale
raccolgo, io
ciò che è stato
lo lievito ed emigro
fino in fondo il fondo
tappo a vite
sicura alla mano
È una stanza aperta il mio cuore
sonnambulo di eresie
sono eresia

Potessi io danzare come una cicala
guarderei gli altri lavorare
come operai
operatori di se stessi
io mi opero
sono vivo
ancora non è tempo
quale tempo sia il tempo
mica lo chiedo
ma lo pretendo
È un’onda come sassi dalle spighe
mi duolo a ripeterlo
canterei tutto il giorno dalla notte
al tramonto
riderei come sasso
di getto
lo scompisciamento dalle risa

Potessi io essere umano
amerei paesagi come sirene Omero
perlustrerei isole di sonnambuli
sveglierei tutto lutto
mi stancherei nella nebbia
che cavalca i miei mattoni
dorati
impotenti
potenti
come uomo cercherei la donna
ideata ideale, mia immagine e somiglianza
come donna bastonerei ogni uomo
ammirandolo nell’immenso amore
sacrestano
leopardiano
tenderei la mano

Potessi io masticare senza crudeltà
come leone
animale selvaggio taurino blasfemo
morderei i più forti
sventolerei la coda
come arma di fuoco suprema
griderei il mio nome
con le unghie contro i denti
i più deboli sorvolerei
e pochi animali temerei
com’io sarei temuto
cantato e onorato
mi stupisce l’incanto della sera
nella savana
mia come di altri
nella natura, animata

Potessi io essere verde come foglia
una foglia qualunque
mi lancerei senza fine
alla fine della mia fine
conterei giorni
osserverei gli altri dall’alto o dal basso
sarebbe vento un soffice amico,
ma anche nemico
mi spaventerei alla prima ondata
mi rinfrescherei dal cielo
senza timore di essere bomba
che si scaglia
senza pace
lasciando spazio al nuovo mondo
invecchiato dagli altri
perderei colore e linfa vitale
mangiato da un bruco
goderei

Potessi io punire come Dio
salirei sulla testa della gente
soffierei sulle spalle, come vento
sussurrerei parole felici
illuderei le genti
senza timore di essere giudicato
giustizierei gli infedeli e i traditori
gli arroganti e gli infamatori
come poesia donerei la poesia
agli angeli darei il pane
beverando cani e serpenti
raggruppando ciò che è stato
gli altri agli altri
voi tutti uniti belli e brutti
dormirei, riposandomi ogni settimo giorno

Potessi io essere tempo
il tempo tanto odiato quanto lodato
scorrerei sulla pelle
mi finerei prendendo in giro nostalgici
cambierei epoche
disegnando cieli tuoni soli e amori
figli vite creerei
baciando i figli del nuovo
sarebbe infame ciò che è impossibile
renderei possibile nel tempo l’infinito
brandendolo con forza
volendolo con goduria
la mia volontà
osserverei
e confronterei

Potessi io arrabbiarmi come tempesta
sfregherei le macerie
dei naufragi
capitani in rivolta
lancerei vermi dall’alto del cielo
e in rosso cambierei il colore dell’acqua
poca pace darei e in lampi gemerei
qualche quiete permetterei
e urlerei
con la gola dei leoni
che mai ho veduto in questa vita

Potessi io essere jazz
sarei un morto tra i morti
il jazz è morto
non risorgerei
i virtuosismi li manderei a fottere
chiusi in casa
fronte lo specchio
ricorderei che poesia è poesia
e la poesia si vive nella poesia
ma che non è poesia il potere dei forti
ma che poesia è la poesia di chi apprezza la poesia
i morti li lascerei ai morti
e i non-morti li lascerei in pasto ai morti
chi è più poeta di un fiore?

Potessi io librare
come libellula posata sopra il porro
di un fiore
donerei viltà al terreno d’intorno
vibrerei come innamorato al solo sguardo di un angelo felino
sbatterei ciglia col furore
creerei miele e miele dolce
dolcirei i malvagi e gli ambigui
accarezzando loro l’anima
inasprendo l’acido corrotto esteriore
interiore

Potessi io essere folle
come il folle delle nevi
non avrei paura affatto
agirei senza timore
abbracciandoti e osservandoti
senza schema starei e non ricercherei la follia
sarei follia impaurito di un pazzo
pazzo del me stesso
mescolato al cielo
lo trasformerei “alla giornata”
quando verde quando azzurro
camminerei con le braccia
accarezzerei coi piedi
col mio pene pitturerei
e con la testa mangerei
ricercherei la felicità dentro me fuori in te
girerei il mondo incantato
cantandolo e raccontandolo
sussurrerei ai vinti che sono loro i vincitori
proclamando la regina di stato
il primo passante in tacchi a spillo
con una spilla incisa 0

Potessi io morire
come libidine del passato
giacinto inciso in fronte
morto
non avrei più pensieri
vivrei di nuovo nel nuovo
del nuovo
sarei ricco e spirituale
energetico e variabile
caricherei le aree
accarezzerei il limbo
sarei creativo e apprendista
non lamenterei il lamentabile
sarei chiuso in una tomba
mangiato
corpo mio donerei

Potessi io essere amore
non mi porrei troppi problemi
volerei come rondine di primavera
mi schianterei contro muri
senza timori
ricostruirei speranze
conquisterei gli angeli
fuori dalla nebbia
incatenando di fiori chi mi aggrada
bacerei i sassi e la lava
mescolerei la terra
del mio amore
sacrato
sorriderei senza tempo
e con le braccia
mescolerei energie di tutti
e di tutti sarei
per tutti
infinito
colore
l’amore

Potessi io essere me stesso
quanta libertà!
libero liberi!
libero arbitrio
sarei tutti
sarei uno
non sarei nessuno
equivoci blocchi scatenerebbero l’amore dei 100 colpi
incandescente meteora
sarei stella che cade implode esplodendo
al suolo della natura
mescolandomi tra le energie
multicolori
mille e uno fiori
sarei polline cantante
speranza
l’eremo dei miei passi
mi renderebbe infinito
la scalata un sogno reale
realistico
mix di bontà
camminerei per boschi
parlerei con orsi e volpi
il lupo mi si concederebbe
accanto alla tigre priva del collare
sarebbe verità
in un canto
come il mio
forse sogno
sfolgorato
da insetti
ogni specie
senza lotte
senza tempo
in questo amore
pieno dell’universo

Dal libro POTESSI IO NEL NUOVO, acquistabile scrivendo a lacantina.casv@gmail.com

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