Castità | Il taccuino nero

Castità

come sovrana il principe rituale gesto

come pochi

si rotola casca dritto

questo è un mito

sua maestà

bacio qua

non c’è di là

bacio là

io sono qua

pro contro

di una ventura

invettura

mangia balene

scaccia falene

Si mangiavano le nuvole

erano fresche

dipinte d’orate

come i petali d’Adamo

Il suo alluce senza croste

camminava il tempo

era più cordiale

meno fatale

lo mangiavo

come fossi vespaio

Viva il tempo nell’Ira funesta

dell’Ira maldestra

del canto paffuto

del sole cornuto

mangio la sabbia

sputo lingotti castelli

come fiordi sull’acqua

come muri compianti

Mani intrecciate

sorrisi nella notte

bevo ancora un po’

svengo al tuo…

Stop

 

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