Il pubblico parla de “Il cerchio della vita”

Martina Rubbi:
Il cerchio della vita” è l’estate in campagna, è il canto delle cicale in un pomeriggio assolato, è il campo di grano e papaveri baciato dal sole, è la vista al tramonto di campi infiniti e un casale giù in fondo grande come un puntino, è il sole infuocato che abbandona i suoi raggi tra le foglie del fico, è una notte d’agosto con i suoi grilli canterini e le sue stelle cadenti. È luce, vita e felicità. L’ho ascoltato e riascoltato, e più lo ascolto e più mi entra dentro e mi emoziona. Il miglior album che Giacomo abbia mai realizzato; orgogliosa di aver collaborato con la mia arte a questo progetto.

Cristina Boccaccini:
Giacomo Marighelli si mette a nudo spogliandosi dei panni di Margaret Lee per emergere da casolari desolati e cantine sotterranee e condividere con noi undici frammenti di pura poesia che hanno il profumo di terra, spighe di grano, fichi, tramonti, vita. È la natura a trasfigurarsi in bellezza allo stato sonoro, mentre la chitarra acustica geme, le mani piene di energia e la voce vibrante di colori cercano di catturarne l’essenza. Incantano la danza circolare e le dinamiche della vita, che scorre tra le vene ora del bambino, ora dell’adolescente, ora della ragazza invisibile; proiezioni microcosmiche di una collettività che danza quotidianamente più da attrice che da autrice dei propri passi, la cui voce dovrebbe risuonare libera e pura al di là di ogni contesto, senza tempo, senza spazio. Un disco, Il Cerchio della Vita, da ascoltare, da donare, da mettere in circolo, per cercarsi, meravigliarsi, azionare i meccanismi positivi dei nostri universi troppo spesso orbitanti su se stessi.

Davide Ragona:
Io non lo so che cosa non ho capito de “Il cerchio della vita”. Non so se ne ho assimilato il ritmo, le parole ed i pensieri. Non so se ho compreso l’amore, le carezze, non so se devo sapere, ma mi soffermo e contemplo i grilli, il sole e a volte i fiori. Mi son lasciato trasportare dal ritmo, dalla voce che qui è sempre presente e centrata. Leggo che “Questo disco ha lo scopo di sviluppare l’Amore nell’ascoltatore”. Ma io l’amore non l’ho mai capito, perché ti prende da dentro, proprio come il “cerchio della vita” e la poetica di Giacomo Marighelli. Ed è bello che in questo mondo così “comprensibile”, qualcuno con la sua arte riesca ancora a regalarmi più domande che risposte. Un disco da ascoltare e riascoltare.

Claire La Noire:
Per ogni canzone si prova una sensazione diversa e ogni canzone a modo suo fa riflettere. Quella che ad impatto mi è piaciuta di più è Le cose cambiano (sarà connessa al mio mood) ed è proprio per questo che la definirei penetrante/intensa. D’amore si vive ha delle frasi stupende tra cui “l’amore implode sordo senza chiedere il permesso”. Sei tu quella che cercavo da tempo? È allo stesso tempo a tratti sospirosa e a tratti pittoresca (l’immagine della farfalla azzurra sul piede e delle vespe che circondano il cuore è spaziale ). Mentre tu mi cerchi è elegiaca (con questo leggero senso di malinconia che non guasta mai) ma la musica rende tutto più leggero. In solitudine è un po’ spigolosa -a tratti fastidiosa – ma è proprio ciò a renderla interessante. Il dio Denaro è emblematica, un capolavoro il suono è carico. Il grillo che fischia sto ancora cercando di capire cosa mi ha trasmesso (le immagini che mi scorrono nella testa mentre ascolto sono immagini serene leggere effimere e questo mi distoglie dal significato) quindi mi serve un po’ per assimilarla! Le altre tre le avevo già ascoltate. Il cerchio della vita rappresenta il cardine e mi da la impressione di racchiudere un po’ tutte le sensazioni ma anche questa devo capirla un po’ meglio.

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