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Libellum #5

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Il libro LIBELLUM è ordinabile cartaceo scrivendo a stanzadellospiritoedeltempo@gmail.com .

19 poesie di Giacomo Marighelli e 19 disegni di Giulia Aquino, con prefazione di Chiara Finizza. Una piccola opera che segue come filo conduttore la libellula, “protagonista di questo vagare curioso, […] metafora potente per raccontare la vita.”.

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Era il tempo

Era il tempo

gocce trafitte terreno radici erba

la crescita costanza

È una lenta velocità

ti accorgi della sera

ma non del taglio

Quanto tempo caro tempio

che dolore al piede!

Io esorcizzo

soffro urlo stringo denti ma sono Io

non più quell’Io

che tanto hai amato

siamo unici, uniti

in questa realtà

sai che dolori

ma solo dalle ferite crescono i fiori

Non-Io

una volta trovati mi raccontavi della vita

del rosso del fuoco

e di una gita

trasformerai l’angelo in realtà

mantenendo l’uniforme

a braccetto

senza tempo

lavorerai tra foreste

di ricordi

tu sia lodato

Piccole sfere pervadono corpo

arricchisco il tempo

si colgono si colgono

abbiamo tre occhi

tre come 3

l’infinito noi e il tè

Questo è un gioco

caro angelo ricorda

come forza interiore comanda l’esteriore

Dio come Uomo

sento il battito della giornata

colorata dal tramonto

è un levare senza fondo

tutto nero sulla nave

si percorre balneare

si purifica lo sfondo

mi trasformo in cigno e sblocco

fantasia, tu sia mia

realtà mia, tu sia poesia

Essìa


Vorrei distruggerti di carezze

Vorrei distruggerti di carezze

leccare la tua linfa

senza pietà

finché il tuo corpo sciolto suoni il battito delle stelle

volerei

come fossi’l giorno

il sole

e tu un fiore

tacendoti vapore

l’ebrezza del silenzio

fintanto che il sudore possa riposare in pace

staccando la tua maschera una dietro l’altra

e osservare i tuoi organi

succhiando le cellule ringiovanite

e come farfalla

posata sulla testa

portarti in volo dal corpo all’assenza

suprema visione

e con le unghie

saziare la tua pelle

e vederne il rossore

osservando la crescita dei frutti

l’albero

radicando come chiodi i nostri piedi verso magma

in un bollore dorato

senza virtuosismi

senza pregiudizi

ma con gli sguardi persi verso il cielo

indicando la somiglianza di una nuvola ai nostri pensieri

e ricreare

come argilla la terra le foglie

il tuo vuoto

riempito di un vuoto totale

balbettando come fenice la rinascita dei nostri sorrisi

la tua cenere

bevuta da mia anima

nel sentiero della vita

nell’esplosione tua riuscita


Avrei voluto masticare il tuo cuore

Avrei voluto masticare il tuo cuore
morderlo
crescendo come le stelle la notte
strappare la tua pelle
unendola alla mia
e come farfalla rinascere senza speranza
togliere il velo dell’illusione
indossando i tuoi occhi
perché la pienezza del mio cuore
possa infrangersi come vetro
e generare comete nascenti
che come capelli crescono sulla tua schiena
risvegliandomi senza corpo nel tuo corpo
ma con l’odore della tua vita
aprendo strade lungo il viale
arricchito dai colori dei tuoi dolori
risorti verso un cielo colorato
di un passato trasformato
tenendoti per mano
e la mano nella mano
sciolta assieme alla mia
come spiga solletica terreno
stretti senza tempo
e lo spazio
Esistenza
annientando ciò che siamo
sviluppando ciò che siamo
il canto degli uccelli
accompagnare i nostri silenzi
e con l’ago ricucire la tua sorte
infinita senza dose
camminando unica forma
diventare cielo e osservare le nuvole
essendo amore
senza ricercare alcuno amore